mercoledì 16 aprile 2014

"È per il tuo bene"

"E' per il tuo bene. Da grande capirai."
Non siamo mica patate lesse! E anche se fossimo...questa è solo una patetica scusa per farci fare ciò che gli adulti vogliono. Oggi è capitato un episodio che mi ha fatto rimanere un po' male: a judo ho detto al mio istruttore:

"Ma io le gare le voglio fare."

"Eh, ma tanto non le fai.."
"Perché?"
"Perché non comandi te."


Mi ha fatto rimanere di sasso, spiazzata. Questo perché effettivamente è come ha detto lui. Non sono io a deciderlo. Io non posso fare le gare "per il mio bene", solo che adesso non posso capire; ora come ora non mi posso rendere conto di niente. Grrrr, che nervi.

Mettiamo che quella che ho detto all'inizio sia solo un'assurdità, diamo adesso per scontato che gli adulti abbiano ragione: almeno dimmi il motivo per cui la cosa in questione è "per il mio bene". Dato che si tratta di me, ho il completo diritto di sapere la motivazione! O mi lasci direttamente in pace - cosa improbabile, so - oppure mi dici il motivo. Per esempio, quando ho chiesto il motivo per cui non posso fare le gare, non sapevano in che modo rispondermi. C'è stato solo un lamentoso "Eeeeehm...", come quelli nelle interrogazioni dove non hai studiato un tubo e cerchi disperatamente di trovare un argomento su cui sai dire qualcosa in più del titolo.
Però attenzione...

ascoltare è diverso da essere d'accordo. Per cui, anche se spieghi cento volte il motivo che ti spinge a prendere questa decisione per me, non significa che di conseguenza sia in armonia col tuo pensiero. Essere d'accordo è diverso anche da capire. Non è necessario spiegarmi sessanta volte la stessa cosa. Tanto, se non credo che sia giusto ciò che dici, se lo ripeti ancora una volta non cambia niente. E non irritarti se non sono d'accordo. Prima di spiegare qualcosa per farmi cambiare idea, dovresti essere consapevole del fatto che l'esito possa essere negativo. Poi, sgridi dicendo "Che modo di rispondere è questo?" quando non voglio fare come dici tu. E' un modo di rispondere.. normale, suppongo.

Dal gradino più in alto, potreste ascoltare ciò che abbiamo da dire. Sarebbe carino. Ci farebbe piacere. Ci farebbe sentire rispettati almeno un pochino. E così possiamo veramente verificare chi dei due ha torto. Adesso non abbiamo la possibilità di mostrarvi il nostro pensiero: quando siamo desiderosi di dirlo vi voltate e alzate il volume della Tv, vostra bugiarda amicona; quando lo chiedete non ricevete alcuna risposta perché ci siamo rotti il cazzo.
E non venirmi a dire che siamo "alienati" ed ognuno si fa i cavoli sua, se sei tu che per primo ti interessi ai miei bisogni, interessi, dubbi o problemi solo quando ti fa comodo - e non è nemmeno detto che in quel momento li abbia.
Tu sei testa a pinolo dentro. Tu devi limitarti a esporre la tua opinione, con dei tappi nelle orecchie grossi come una carota. Non è una lamentela...è un dato di fatto. Non ascolti mai perché sei grande e hai esperienza. Sai già come affrontare qualcosa. Quindi, a che diamine serve ascoltare un presuntuoso ragazzino? Ma spetta, ti svelo un segreto segreto segreto: tu ascolti, il figlio si sente accolto, e... puf! Inizia a valutare la possibilità di rispettarti. Certe leggi della natura paiono pazzesche... ho dovuto scalare il Tibet in cerca dei santoni in stretto contatto con lo spirito dell'Universo per capirle, ma adesso ne sono in possesso e posso dirtele: dai rispetto, ricevi rispetto. Un po' come le palline in quella scatolina con rotellina. Infili monetina, giri la ruota... trin trin trin trin trin... e scende la pallina con il chewing-gum che ti sbiaschichi felice...Solo che la monetina non la puoi lanciare verso la macchinetta, se no non ricevi un beato cazzo di niente. La devi infilare ben bene a modino. Questo che significa? Che se riempi di quattrini tuo figlio o tua figlia e gli/le lanci addosso beni materiali come battessi a pallavolo, non è detto che ti ritorni indietro il rispetto che volevi. E' una roba un po' più di fino.
 In questo modo, magari alcune cose inutili o disagevoli decise esclusivamente da voi (e guai a ribattere!) potrebbero essere evitate. Se sto andando in bicicletta e vedo che sto andando addosso a quello che mi sembra un lampione, cerco di scansarlo. E se tu mi dici di andare dritto, non ti posso obbedire. Se poi dopo scopro che non si trattava di un lampione, ma di un passaggio galattico nell'iperspazio che si sarebbe aperto tipo ascensore una volta avvicinatolo, allora ti darò ragione. Ma se non me lo hai spiegato prima, e soprattutto se non è vero un cazzo, allora tu hai torto e io ho ragione. E sarà così anche al prossimo lampione.
Oppure, è come se te mi tiri una martellata su un dito dicendomi poi di non fare storie, dato che tanto, fra 5 anni, il dolore sarà passato. A parte il fatto che è impossibile essere sicuri che il dolore passi anziché cronicizzare, non è che "ha ragione" il me stesso di adesso e "torto" il me stesso del 2019 oppure viceversa. Sono due visioni differenti che nascono da due condizioni differenti, e hanno pari dignità. Ma se proprio si deve dare più importanza a una delle due, direi di dare più importanza al me stesso del presente, quello che sta vivendo l'episodio, anziché alla versione di me stessa che la ricorda.
Si capisce quindi cosa penso dell'atteggiamento dell'adulto che parla di un adolescente dicendo tipo: "Sei piccina, vedi la cosa in prima persona, quindi non hai la lucidità necessaria per capire le cose davvero come stanno. In futuro, guardando le cose a distanza, capirai meglio quello che ti sta succedendo adesso, ridimensionandolo". Fra l'altro un adulto che ragiona in maniera così superficiale, piuttosto che una persona che ha fatto dei passi avanti nel miglioramento personale, mi sembra più una persona che abbia fatto passi indietro per il peggioramento della sua memoria.

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